
A Milano, è prima volta che la Suprema Corte sancisce che morire può essere un diritto. La Corte Suprema ha chiesto che vengano raccolti elementi chiari univoci e convincenti, a proposito della volontà della paziente. Il caso di Eluana, la giovane che vive da 15anni in coma vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente stradale e per il quale il padre di Eluana si è battuto per anni in tribunale affinché venisse interrotta l’alimentazione fino al sopraggiungere della morte. Eluana era talmente amante della vita come gli altri coetanei prima di incidenti. L’auto di Eluana ha finito contro un palo e dopo la diagnosi ritenuta definitiva è di stato vegetativo permanente. Il padre di Eluana ha detto che la Cassazione è stata un atto di Umanità, perché ci ha riaperto il cuore alla speranza. Ormai è difficile scorgere in quel corpo la bellezza che è stata.
L’anno scorso, il caso di Piergiorgio Welby era stato lo stesso dibattito che è diventato alla polemica tra l’etica e la politica. A proposito, il Vaticano ha criticato che la Cassazione è errore pur nel vuoto legislativo, orienta fatalmente il legislatore verso l’eutanasia. La vita va difesa in ogni suo momento. Il Vaticano ha contestato che farebbe nascere il pluralismo dei valori intende attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza dalle conseguenze facilmente immaginabile. L’anno scorso, il Papa Benedetto XVI ha promulgato il suo messaggio per la Giornata mondiale della Pace toccando la diritto della vita che le morti silenziose provocate dall’eutanasia.
Siamo in grado di conoscere alcuni pensieri di una mente. Questo riguarda l’espropriazione del corpo. La morte volontaria, anche se giunge al termine di un percorso di sofferenza generato da una malattia, e confina con l’eutanasia, è un tabù radicato nella nostra cultura. I molti pazienti vivono ogni giorno il trauma del proprio corpo che a volte diviene oggetto di cure intrusive e devastanti quasi quanto la stessa malattia. Infatti, la nostra società hanno la tendenza a trasmettere soltanto la bellezza e il benessere degli uomini. Riflettendo della “qualità della vita” all’interno del sistema di valori e di credenze del malato. È necessario difendere la vita umana dall’inizio alla fine, e un forte denuncia nella nostra società. Si può rivendicare un "diritto di morire in pace" intende il diritto di essere rispettati nella propria dignità umana, anche nel decorso terminale e nella conclusione naturale della malattia. Non s’intende che il diritto di porre fine alla vita propria o altrui, anche per un motivo di cosiddetta pietà. Un'azione o un'omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte è sempre ed assolutamente illecita.
